Piero Macrì *****

Siamo in presenza di un’occasione unica: si possono ripensare i modelli organizzativi e d’impresa tradizionali creando le premesse per introdurre logiche operative e di processo basate su modelli aperti. “Think Positive, Think Open” è il nuovo mantra di coloro che guardano al digitale.

Non rimanete imprigionati dal presente. Guardate quello che succede attorno a voi. A volte si corre il rischio di rifutare il nuovo solo perché troppo impegnati a fare le stesse identiche cose sempre nello stesso identico modo.

Cloud, architetture convergenti, software defined data center, mobile computing, big data, Iot. Gli ingredienti informatici abilitanti nuove infrastrutture e soluzioni basate su disponibilità dei dati on e off premise non mancano. Queste sono le sfide attuali e future. E per rispondere a queste sfide occorre mettere insieme tutti i tasselli del puzzle tecnologico. Ma non basta.

Sono l’inerzia al cambiamento e il peso del passato ad essere spesso gli ostacoli più grandi da rimuovere e superare. Come avere successo? Conta la tecnologia, certo, ma conta ancor di più la capacità di porre in esecuzione la strategia abilitante la nuova domanda di mercato. Apertura e collaborazione estesa possono fare la differenza. Dentro e fuori l’azienda.

Significa introdurre metodi di sviluppo dove l’organizzazione del lavoro e i processi non sono più basati su logiche di tipo sequenziale. I modelli waterfall, a cascata, hanno fatto il loro tempo. La logica imposta dal nuovo modo di produzione è ti tipo devops, agile e interattiva. Sono riflessioni che riguardano primariamente il modo in cui si sviluppa il software ma se guardiamo bene sono riflessioni che si possono tranquillamente traslare a livello di cultura e organizzazione del lavoro nella sua accezione più ampia.

Come spesso succede le nuove regole che si impongono nel mondo del software hanno una diretta attinenza con quanto accade nella vita d’impresa reale. L’uno è il sostantivo dell’altro poiché fare impresa è sempre più strettamente dipendente dalla formula software o algoritimica. Un esempio? In una interpretazione estrema di questa equazione si posiziona Google, il cui business deriva essenzialmente, e ovviamente per semplificazione, da un algoritmo.

Software e impresa, due concetti intimamente connessi. In discussione è il modo in cui si scrive il software; in discussione è il modo di fare impresa; di importanza fondamentale è la capacità di riutilizzo del codice e la sua modellizzazione; di importanza fondamentale è il riutilizzo delle competenze e l’organizzazione delle stesse. Sotto questo aspetto significa confrontarsi con nuove prospettive di sviluppo, mettendo in discussione responsabilità e modalità attuative e operative.

La sfida è integrare la cultura legacy con le prospettive associate alle nuove tecnologie. Cambia il modo in cui la tecnologia deve essere vissuta all’interno dell’organizzazione. L’obiettivo è fare in modo che servizi e applicazioni possano essere fruibili e manipolabili da un sempre più ampio numero di persone, che devono avere una propria autonomia operativa. E’ il self service dell’informatica ovvero la democratizzazione dell’informazione il cui fine ultimo è autonomia e capacità “problem solving across the enterprise”.