Piero Macrì *****

La dinamica dei mercati è un’alternarsi di picchi e flessioni che mettono a dura prova la capacità di adattamento delle imprese. Chi riesce a navigare indenne tra alte e basse maree è in grado di assicurare la propria sostenibilità; chi al contrario si dimostra incapace di governare la propria imbarcazione o flotta in mare aperto è destinato al naufragio. L’importante è che qualcuno sappia soccorrerle e riportarle in luoghi sicuri.

Nulla di più vero se guardiamo a quanto sta accadendo con l’avvento della data economy, dove croniche discontinuità tendono ad accentuare la criticità strutturale dei modelli di business tradizionali. Le imprese sono nell’occhio del ciclone 4.0, una zona di calma piatta, ma solo all’apparenza, perché attorno ad essa si sviluppano forze che tendono a modificare in modo permanente lo scenario globale in cui siamo proiettati.

Le imprese vincenti sono quelle che sanno pensare e agire velocemente, che ragionano fuori dagli schemi abituali e sono pronte a innovare per trasformarsi continuamente. Lo dimostra quanto avvenuto in questi ultimi anni: le imprese che più hanno innovato, in particolare nel settore manifatturiero, sono riuscite a migliorare le performance di business complessive e congelare gli effetti della micidiale crisi protrattasi a partire dal 2007. Queste aziende sono oggi più forti di prima, hanno migliorato la produttività, hanno diversificato la propria offerta e stanno cogliendo i frutti delle opportunità che possono nascere da un mercato globalizzato.

Eppure, quanto sinora accaduto è soltanto un effetto parziale dei potenziali benefici che possono derivare dalla digitalizzazione d’impresa. Gli investimenti sono stati finora orientati a una ricerca di maggiore efficienza ed efficacia operativa; la seconda fase coincide invece con l’emergere di una visione disruptive che vede nel digitale il mezzo per determinare nuovi modelli di business che vanno a ridefinire le modalità con cui viene interpretata la supply chain tradizionale. Insomma, il digitale, come ormai da tempo si ripete, serve come motore per l’ottimizzazione dell’esistente, ma allo stesso tempo diventa leva per nuovi modelli di business.

Siamo proiettati verso l’era dell’automomy. Per le imprese diventa indispensabile interrogarsi sul senso profondo del dato e dei modelli di data governance. Il dato diventa la materia grezza e determina il modo di fare business in un mondo sempre più automatizzato.