Presentato lo studio AHK Italien-Deloitte sul ruolo dell’AI nelle aziende italiane e tedesche. Le imprese ne riconoscono l’importanza strategica e prevedono investimenti in aumento. In entrambi i Paesi le sfide sono comuni, soprattutto in materia di competenze e ruoli aziendali.

Nel corso del 13mo Forum Economico Italo-Tedesco della Camera di Commercio Italo-Germanica (AHK Italien) sono stati presentati i risultati dello studio “Ricerca, sviluppo e innovazione: Italia e Germania a confronto”, realizzato dalla AHK Italien e da Deloitte in collaborazione con ALDAI-Federmanger, Assolombarda e l’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale.

In un contesto in cui la produttività del lavoro è in calo in entrambi i Paesi, si prevede che l’implementazione dell’AI possa tradursi in un boost pari all’1,2% in termini produttivi. Sul fronte tedesco gli investimenti pubblici sono stati importanti (600 milioni di euro entro il 2020) mentre l’Italia si sta affacciando solo ora al tema, con un investimento iniziale di 70 milioni sempre entro il 2020. Il sistema imprenditoriale italiano, composto prevalentemente da microimprese, risulta inoltre meno propenso a fare rete con il mondo della ricerca.

Dalla survey, condotta su un campione di circa 100 aziende tra Italia e Germania, emerge che nel medio periodo l’AI verrà implementata in modo sistematico da quasi la metà delle imprese. Nella medesima prospettiva temporale, una netta maggioranza delle aziende italiane (78%) e la totalità del campione tedesco riconoscono che le soluzioni di AI assumeranno un’importanza strategica per lo sviluppo aziendale.

Coerentemente con questa valutazione, sul piano degli investimenti il 24% delle aziende ha destinato nell’ultimo anno almeno 5 milioni di euro a tecnologie di AI, sebbene il volume si sia attestato sotto i 100.000 euro per quasi la metà del campione (47%). È inoltre l’87% delle imprese a prevedere un aumento degli investimenti nei prossimi 5 anni, da impiegare principalmente per soluzioni di data analysis e automatizzazione dei processi, soprattutto nel manifatturiero e nel settore energetico.

Lo studio evidenzia un sostanziale allineamento tra Italia e Germania per quanto riguarda le sfide percepite delle aziende. Le imprese italiane e tedesche identificano infatti due grandi ostacoli all’implementazione dell’intelligenza artificiale: da un lato, la mancanza di competenze adeguate, dall’altro lato le modalità di integrazione delle nuove tecnologie nei ruoli e nei processi aziendali e l’impatto a livello di modelli di business. Coerentemente con questi risultati, è una netta maggioranza delle imprese di entrambi i Paesi a prevedere l’assunzione di molti o alcuni nuovi profili nei prossimi anni (67% per le italiane e 80% per le tedesche).

«Sull’AI, Italia e Germania – i due principali Paesi manifatturieri d’Europa – partono da punti diversi ma il percorso è comune e le due economie sono profondamente correlate: nessuno dei due player può permettersi di uscire dalle catene del valore, sempre più connesse e digitalizzate» ha dichiarato Jörg Buck, Consigliere Delegato della AHK Italien «In virtù di questo legame, Italia e Germania devono essere promotori e traino di una strategia europea per l’Intelligenza Artificiale perché uniti, a livello europeo, possiamo competere con i colossi dell’economia globale. È tuttavia necessario agire anche sul fronte degli investimenti pubblici e privati: promuoviamo attivamente e accogliamo con favore ogni iniziativa che possa contribuire a ridurre il gap tra i due Paesi e a incentivare le aziende affinché concretizzino le intenzioni di investimento espresse nella survey».