Digitalizzazione e formazione, le priorità per far sì che le imprese italiane, in primis le piccole e medie aziende possano traguardare nuovi livelli di efficienza e competitività nel settore automazione a manifatturiero. Le riflessioni di Michele Viscardi, presidente di AidAM

 

Michele Viscardi, Presidente di AIdAM

Gli scenari industriali futuri vedono l’Italia sempre più favorita – rispetto ad altri Paesi – grazie soprattutto alla flessibilità e alla creatività che da sempre la contraddistinguono. Nel settore automazione e manifatturiero in generale, attualmente siamo i primi in Europa a pari merito con la Germania. Questa vantaggiosa condizione ci impone, però, di continuare a mantenere elevato il nostro livello di competitività. E questo significa agire simultaneamente su due fronti: la digitalizzazione, anche delle piccole e medie imprese, condizione imprescindibile per andare verso la “Fabbrica del Futuro”; e la formazione, per assicurarci tecnici capaci di gestire e utilizzare al meglio le nuove tecnologie.

Sul fronte dell’innovazione tecnologica, è stata sottolineata più volte la necessità di dare supporto – soprattutto alle PMI – per definire un percorso graduale di digitalizzazione “disegnato” sulle reali esigenze dell’azienda. Partendo da un’analisi della situazione, le imprese devono procedere gradualmente e in modo mirato per raggiungere man mano traguardi sostenibili. Intelligenza Artificiale, Big Data, Realtà Aumentata e Realtà  Virtuale sono solo alcune delle nuove tecnologie di cui si sente tanto parlare, ma è necessario che gli imprenditori le esplorino per conoscerne le potenzialità e valutare quali vale la pena introdurre nelle proprie aziende per incrementare efficienza, qualità e livello di innovazione. AIdAM e le associazioni in generale hanno il compito di guidare gli imprenditori e di tenere le fila dei rapporti tra aziende, fornitori partner, centri di ricerca e università che si occupano di queste tematiche.

Parallelamente, il mondo dell’industria deve interfacciarsi sempre più con il mondo della scuola per raggiungere il comune obiettivo di trasformare gli studenti in professionisti pronti per offrire alle aziende le competenze che davvero servono. Una ricerca realizzata in Europa sui giovani tra i 15 e i 29 anni mostra il divario tra la situazione italiana e quella di altri Paesi: da noi, la percentuale di Neet (ovvero di ragazzi non impegnati nello studio, nel lavoro o nella formazione) è davvero molto alta: 22,7% contro il 9,7% della Germania. Mentre la percentuale di occupati purtroppo è inferiore alla media europea (29,9% contro 34,6%). Infine, considerando solamente gli studenti che frequentano scuole o università, la percentuale di chi studia e lavora allo stesso tempo è molto più bassa rispetto a quella degli altri Paesi. Quest’ultimo dato è particolarmente indicativo perché dimostra la distanza tra il mondo dell’istruzione e quello delle imprese.

Per diminuire questo gap, le aziende devono essere più disponibili a ospitare gli studenti nei loro ambienti e investire tempo e risorse per aumentare efficienza e qualità della loro formazione. Per il nostro settore, ad esempio, è importante il lavoro di cooperazione che AIdAM, insieme ai suoi Associati, sta portando avanti con il Ministero e gli Istituti tecnici per definire il profilo del nuovo “Tecnico Meccatronico”: una figura in cui confluiscono competenze trasversali – dalla meccanica all’elettronica alla computer science – e “soft skill”, ovvero abilità sociali, comunicative, tratti caratteriali, attitudini, attributi di carriera, “intelligenza sociale” e quozienti di intelligenza emotiva. Scuola e industria devono lavorare insieme per definire la linea guida dei programmi dell’istruzione italiana. In questo panorama, le associazioni devono intervenire per coordinare e offrire supporto ad attività mirate a stimolare e formare gli insegnanti, per garantire agli studenti programmi di orientamento, visite aziendali, alternanza scuola lavoro e dare vita a laboratori – completi di impianti e tecnologie – nei quali i ragazzi possano sperimentare sul campo ciò che studiano sui libri.