Piero Macrì *****

Nel 2018 la Germania si è confermata il partner commerciale più importante dell’Italia con un volume di interscambio di 128,4 miliardi di euro (+5,4% rispetto al 2017). Se in termini complessivi la dinamica è positiva, quello che preoccupa è la capacità del nostro Paese di competere su mercati extra UE. Emerge infatti con grande evidenza che, pur in presenza di un mercato globale in espansione, la composizione del nostro export è rimasta nel tempo sostanzialmente uguale a sé stessa: l’Europa continua ad essere il principale punto di approdo del nostro export, con un valore nell’ordine del 38% e una fortissima concentrazione verso Germania (12,5%) e Francia (10,5%). Di contro, il corrispettivo tedesco è del 26% con una partecipazione globale in costante crescita.

La Cina, minaccia od opportunità?

Un cambiamento, quello della Germania, che si è sostanziato grazie, e soprattutto, a una maggiore apertura verso la Cina che rappresenta oggi il primo partner commerciale del Paese con valori export/import rispettivamente del 7% e del 9,8%. L’Italia, invece, la Cina l’ha solo subita: il valore dell’export è del tutto marginale mentre le importazioni valgono il 7,2%; la bilancia commerciale sconta un deficit di ben 18 miliardi di dollari. Abbiamo quindi necessità di trovare un nuovo equilibrio e sfruttare nuove opportunità.

Deutscheland uber alles, ma l’Italia migliora. In dieci anni dimezzato il deficit commerciale

1970, Italia-Germania 4-3. La vittoria del mondiale del Messico è stato un grande risultato ma, sfortunatamente, la nostra superiorità calcistica non ha mai avuto riscontro sul piano economico. La Germania è oggi la superpotenza globale, una vera macchina da guerra. In termini di esportazioni, soprattutto in ambito extra UE, supera di gran lunga l’Italia che, pur con tutte le sue eccellenze, sconta l’assenza di un numero elevato di grandi e grandissime aziende in grado di sostenere la globalizzazione dei mercati. Tuttavia, le nostre performance sono migliorate, grazie soprattutto all’eccellenza del comparto machinery e all’innovazione introdotta con il Piano Calenda. Risultato? Nel 2007 il differenziale della bilancia commerciale tra Italia e Germania era di 20 miliardi, adesso è di 10 miliardi. L’industria manifatturiera italiana compete oggi con le stesse armi dell’industria tedesca sui mercati internazionali. C’è “solo” bisogno che questa capacità trovi un nuovo respiro globale.