di Piero Macrì

La crescita non è mai lineare. La dinamica dei mercati può essere ben rappresentata da una frequenza sinusoidale, un costante alternarsi di picchi e flessioni che mettono a dura prova la capacità di adattamento delle imprese. Chi riesce a navigare indenne tra alte e basse maree è in grado di assicurare la propria sostenibilità; chi al contrario si dimostra incapace di governare la propria imbarcazione o flotta in mare aperto è destinato al naufragio.

Nulla di più vero se guardiamo a quanto sta accadendo nell’era ipertecnologica, dove croniche discontinuità congiunturali tendono ad accentuare la criticità strutturale dei modelli di business tradizionali. Le imprese sono nell’occhio del ciclone 4.0, una zona di calma piatta, ma solo all’apparenza, perché attorno ad essa si sviluppano forze che tendono a modificare in modo permanente lo scenario globale in cui siamo proiettati.

Sono tempi di grandi opportunità per le imprese manifatturiere. E’ possibile cambiare i fondamentali del modo in cui si sviluppano, si producono e di distribuiscono i prodotti. La robotica conquista sempre più spazio all’interno del sistema fabbrica e l’espansione della digitalizzazione, fattore primario della rivoluzione 4.0, è premessa per una rinnovata produttività e competitività.

Se gli imprenditori si interrogano sul futuro dei mercati, i lavoratori si interrogano su quel che sarà il loro futuro: saranno ancora i protagonisti della produzione o diventeranno solo comparse di una fabbrica iper automatizzata? La possibile verità? Robot e sistemi e dispositivi diffusi –  governati da logiche algoritmiche di machine learning e, in senso più esteso, di intelligenza artificiale – sono destinati ad automatizzare processi, non lavori. Detto in altro modo: la tecnologia aiuta a migliorare la produttività, ma il miglioramento della produttività si raggiunge solo grazie al contributo delle persone.

Ecco, quindi, che la riconversione delle competenze professionali – nella prospettiva di una sempre più forte accelerazione di un’economia 4.0 – si rivela del tutto coerente e inevitabile nello scenario di cambiamento che si sta imponendo. Alle persone si vanno progressivamente richiedendo qualità e capacità creative, analitiche e decisionali, mentre capacità più ripetitive, associate a un modo di produzione tradizionale, vanno esaurendosi. Un fenomeno, quello appena descritto, ben evidenziato dall’Outlook 2022 sulle competenze prodotto dal World Economic Forum, ovvero competenze emergenti versus competenze in declino.