In un mondo iper-tecnologico le società devono essere capaci di formare high skill worker con competenze modulate, verso il basso e verso l’alto, per soddisfare il nuovo modo di produrre. C’è spazio per tutti. Mai però avere la presunzione di essere arrivati. Si deve sempre tenere presente che il cambiamento è l’unica certezza. Una delle sostanziali differenze rispetto al passato è data, infatti, da una maggiore volatilità delle competenze, che nascono, si sviluppano e muoiono con cicli molto più brevi rispetto al passato

Domanda e offerta del lavoro viaggiano su binari paralleli. E non si incontrano. Ai tempi di Industria 4.0 le aziende manifatturiere hanno difficoltà a reperire manodopera specializzata. Si cercano tecnici in grado di essere inseriti in contesti di fabbrica dove si richiede la capacità di gestire sistemi e impianti che rientrano nella dimensione dell’automazione industriale.

Più e più volte nel corso dell’anno sono apparsi su giornali nazionali e sulla stampa locale, articoli che hanno raccontato la storia di imprenditori con crescenti difficoltà nel reperire persone con competenze allineate alle nuove esigenze. Nella maggior parte dei casi non sono aziende che utilizzano tecnologia avveniristica, ma realtà d’impresa dove esistono sistemi e macchine che rientrano nell’ordinario scenario di produzione degli anni duemila.

Ai tempi di Industria 4.0 serve restituire dignità al lavoro di fabbrica e alle nuove figure professionali emergenti dal mondo dell’automazione. Occorre ripensare i percorsi formativi: non esiste solo la futuribile professione del data scientist, o l’esperto di intelligenza artificiale e logica algoritmica, esiste uno spazio per tutti coloro che devono gestire e coordinare gli elementi produttivi che nascono dall’ingegnerizzazione di queste tecnologie.

Per quanto si continui ad affermare che la new wave tecnologica sia destinata a ridurre il numero di occupati ovunque e comunque, la realtà ci dice che serviranno competenze qualificate oltre l’ordinario sia nella parte più alta sia nella parte più bassa dei processi. E’ considerare il tutto come un’unicum che consentirà alle aziende di proiettarsi nel mondo della data production che sottintende la dimensione dell’Internet of Things.

Esistono e continueranno a esistere profili di competenze complementari e non mutuamente esclusive. Alto e basso sono destinati a coesistere, ciascuno con la sua specificità. Guru del machine learning e tecnici dell’ambiente di produzione sono e saranno essenziali per la sostenibilità dell’ambiente di lavoro.

Nuove professionalità, verso l’alto e verso il basso, non potranno essere soddisfatte dai soli laureati, ma da una nuova generazione di nativi digitali che potranno affacciarsi al mondo del lavoro al termine del percorso formativo della scuola secondaria.

Il mondo iper-tecnologico deve avere una scuola al passo con i tempi, capace di formare high skill worker, verso l’alto e verso il basso. C’è spazio per tutti. Mai però avere la presunzione di essere arrivati. Si deve sempre tenere presente che il cambiamento è l’unica certezza. Una delle sostanziali differenze rispetto al passato è data, infatti, da una maggiore volatilità delle competenze, che nascono, si sviluppano e muoiono con cicli molto più brevi rispetto al passato.