Robotica, automazione, intelligenza artificiale. Da un punto di vista teorico l’assunzione del cocktail della nuova frontiera tecnologica può significare più produttività ovvero fare di più con meno. Non solo, maggiore produttività significa capacità di creare prodotti e servizi a costi più bassi e, di conseguenza, la possibilità di generare un potenziale aumento della domanda.

Tuttavia, la determinazione di una dinamica positiva dei mercati è in larga misura dipendente da fattori economici e politici: l’introduzione di tecnologia di automazione e incremento di produttività non è di per sé sufficiente a innescare un circolo virtuoso: in assenza di una domanda globale, la capacità delle aziende di acquisire un aumento di produttività equivale a un esercizio a somma zero.

La globalizzazione ha permesso l’affermazione di un mercato in grado di esprimere una domanda espansiva. La libera circolazione delle merci ha significato poter sfruttare opportunità di domanda interna e internazionale. Ora, con la stretta sugli accordicommerciali, si sta profilando una sempre più ampia incertezza.

Lo scontro è soprattutto tra #USA e #Cina, le due super potenze mondiali. #Trump vorrebbe una globalizzazione a senso unico, ma si è accorto che regole del gioco globale, che hanno per lungo tempo favorito l’economia USA, si sono via via rivelate una maggiore opportunità per la Cina. Negli ultimi dieci anni la produttività di quest’ultima è cresciuta a un ritmo più sostenuto di quella americana invadendo i mercati con prodotti ormai ad alto contenuto tecnologico a prezzi più bassi