Più che positivo il conto economico del machinery italiano nel corso del 2017. Secondo i dati di consuntivo presentati da Federmacchine il fatturato delle 5.150 imprese appartenenti ai tredici comparti dell’associazione ha raggiunto nell’anno i 46,6 miliardi di euro, mettendo a segno un incremento del 9,7% rispetto all’anno precedente, stabilendo così un nuovo massimo storico equivalente al 2,7% del prodotto interno lordo.

 

L’industria della meccanica strumentale mostra una crescita dovuta sia all’espansione delle vendite sui mercati esteri, sia al fortissimo sviluppo della domanda interna supportata dalle misure di super e iperammortamento. Il risultato – affermano i vertici di Federmacchine – è stato determinato in particolare dall’ottimo andamento della consegna interna (+ 11,6% per 24 miliardi)  mentre più moderata, ma altrettanto vivace, è stata la crescita dell’export (+7.6% per 31,8 miliardi).

 

L’aumento del valore dell’export è una tendenza che si è consolidata negli utlimi quattro anni, periodo nel quale si è evidenziata una crescita costante. Rispetto al 2013 la crescita è stata complessivamente del 20%, dinamica che ha contribuito a portare questa voce a rappresentare oggi il 68% del fatturato complessivo del comparto e il 5,9% dell’export totale italiano. Tuttavia, il crescente atteggiamento protezionista delle grandi potenze economiche mondiali (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito), mercato di sbocco di riferimento dell’industria italiana, tende ad alimentare un prospettiva di incertezza.

 

 

Principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono Germania (3,4 miliardi di euro, +8,1%), Stati Uniti (3 miliardi di euro, +2,6%), Cina (2,1 miliardi, +14%), Francia (2,1 miliardi, +5,5%) e Spagna (1,3 miliardi, +7,6%).

 

Positive le previsioni per il 2018. Federmacchine stima che il settore possa crescere del 5,8%, totalizzando una cifra prossima ai 50 miliardi. Le  misure previste dal Piano Nazionale Impresa 4.0 continueranno a influire positivamente sul fronte della domanda interna che si prevede possa raggiungere un fatturato di 26 miliardi di circa per un aumento percentuale nell’ordine del 7% a fronte di una componente export che dovrebbe attestarsi su un volume di 33,3 miliardi grazie a una crescita del 5%.

“La ripresa del mercato interno – afferma Sandro Salmoiraghi, presidente Federmacchine – dimostra che i provvedimenti di  super e iperammortamento hanno funzionato e stanno tuttora funzionando ma, se vogliamo continuare a recitare un ruolo di primo piano nello scenario internazionale, non possiamo fermarci proprio ora. Dobbiamo premere sull’acceleratore dell’innovazione”.

Sandro Salmoiraghi, presidente Federmacchine

 

“La piccola e media impresa ha necessità di tempo per valutare e attivare gli investimenti e ciò vale ancor di più con Industria 4.0 che porta con sé vere e proprie rivoluzioni organizzative. Per questo – ha affermato il presidente Salmoiraghi –  chiediamo di prolungare l’effettività delle misure di super e iperammortamento, magari rivedendo i coefficienti ma lasciando il tempo alle imprese di maturare le decisioni d’acquisto. Nel lungo periodo poi, il superammortamento dovrebbe divenire strutturale per accompagnare le imprese italiane in un processo di aggiornamento costante e cadenzato nel tempo. Se ciò non fosse possibile, chiediamo che sia almeno introdotto il sistema degli ammortamenti liberi anche perché i coefficienti sono fermi al 1988 e certamente non rispecchiano più il ritmo di aggiornamento richiesto oggi dal mercato”.

“Occorre poi accompagnare il processo di inserimento di nuova tecnologia con un forte impegno nell’ambito della formazione. Chiediamo perciò che il provvedimento dedicato alla formazione così come definito nel programma Impresa 4.0 sia perfezionato. A nostro avviso, il credito di imposta al 40%, attualmente applicato al solo costo del lavoro del personale coinvolto nella formazione, dovrebbe essere esteso anche al costo dei corsi e dei formatori impiegati, che è poi la spesa più gravosa per le PMI”.

“Dobbiamo incentivare le imprese ad aggiornare il proprio personale e al tempo stesso favorire l’ingresso di nuove risorse in azienda. Deve quindi continuare il lavoro sugli ITS, istituti di alta formazione tecnica post diploma la cui distribuzione sul territorio deve divenire sempre più capillare”.