Secondo quanto si afferma nel Report “UK and Economic Outlook 2020” pubblicato da PwC, il combinato disposto delle tecnologie attinenti la trasformazione digitale – in massima sintesi ascrivibile ad automazione, robotica e intelligenza artificiale – causerà nei prossimi 20 anni una perdita di posti di lavoro attorno al 20%. Stima che, nonostante sia riferita al mercato della Gran Bretagna, può essere per buona approssimazione estesa ad altri paesi ad economia avanzata.

Tuttavia, non tutto è negativo. La previsione di PwC contiene anche una buona notizia. Secondo quanto affermano gli autori dello studio, la riduzione occupazionale dovuta all’assimilazione di nuove e più intelligenti tecnologie – nell’ambito dei servizi e della produzione – sarà infatti compensata da una percentuale di circa lo stesso ordine di grandezza di nuovi posti di lavoro.

In sintesi, il messaggio, contenuto nella visione prospettica elaborata da Pwc è che l’evoluzione del mercato del lavoro potrà verosimilmente assicurare un nuovo equilibrio della domanda e dell’offerta poiché, a fronte di settori che accuseranno una contrazione occupazionale ne emergono altri per i quali si prevede un altrettanto forte espansione.

Il report di PwC è coerente con quanto abbiamo affermato recentemente nell’articolo “Robot, più mercato, più economia”, ovvero che l’introduzione di un più elevato tasso tecnologico non comporta di per sé, nel lungo termine, una riduzione dei posti di lavoro complessivi. O meglio, è una tendenza che si riflette all’interno di singoli settori – in primis quello manifatturiero – mentre in altre aree e dimensioni occupazionali si prevede possa affermarsi un fenomeno espansivo, compensando gli effetti prodotti dalla discontinuità tecnologica.

La dinamica occupazionale è prevista in negativo nei settori manifatturiero, logistica e pubblica amministrazione, con perdite di posti lavoro, da qui al 2037, nell’ordine rispettivamente del 25, del 22 e del 18 percento. Di segno opposto e contrario la dinamica che interesserà il settore sanitario e della salute in generale (+ 22%), la componente di lavoratori ad alta specializzazione ingegneristica (+16 percento) e all’educazione/formazione (+6 percento).

E’ una previsione, quella contenuta nel Report di Pwc, che induce a un cauto ottimismo e che in qualche modo rassicura sulla capacità dell’innovazione di generare evoluzioni sì contradditorie, ma positive, quanto meno nel lungo termine. Stesse indicazioni arrivano dalle analisi elaborate da Bain & Co relativamente al mercato del lavoro USA (vedi grafico).

Nella fattispecie si stima che l’introduzione diffusa e massiva dell’automazione sarà responsabile di una straordinaria accelerazione nella perdita di posti di lavoro, valutata in prospettiva nell’ordine del 20%-25%. Percentuale che, come evidenziato dal grafico a seguire, pur non essendo dello stesso ordine di grandezza di quella sperimentata con il passaggio da agricoltura a industria della prima metà del novecento, darà luogo a una trasformazione del mercato del lavoro senza eguali.

Fenomeno cui se ne contrappone uno uguale e contrario, così come affermato da PwC, ovvero che una costante e altrettanto significativa accelerazione di nuovi scenari occupazionali in altri settori, in primis quello legato alla sanità e salute della persona, vedi grafico successivo.